Giovani o vecchi, progressisti o conservatori, brillanti come folgore o robusti come panzer? Scegliete il vostro stile scacchistico! - Blog Scacchistico - Greenchess allenatore di scacchi

Scritta Greenchess
Importante per visualizzare immagine aggiornata sito premi f5
Logo Greenchess
Greenchess logo
Vai ai contenuti

Menu principale:

Giovani o vecchi, progressisti o conservatori, brillanti come folgore o robusti come panzer? Scegliete il vostro stile scacchistico!

Greenchess allenatore di scacchi
Pubblicato da in Corso-di-scacchi ·
Tags: stiledigiocostrategia
Ho in mente le mie prime riflessioni di giovane giocatore: come fa il mio avversario a battermi regolarmente? Come fa a capire cosa è meglio muovere dato che ci sono, all'inizio, ben otto pedoni tra cui scegliere ed altrettanti pezzi? E non illudetevi: le possibili scelte di cosa e come muovere aumentano, di solito, con la durata della partita, perché i pezzi diminuiscono di numero a mano a mano che il match volge al finale, mentre la loro mobilità (case controllate) o la precisione richiesta quando si hanno pochi pezzi da muovere ed occorre sfruttarli al meglio, di solito aumenta. Rispondere a questa domanda ha a che fare con tante cose, ma anche con il vostro stile di gioco. Abbandoniamo quindi per un attimo le considerazioni sull'apertura (ricordate? l'apertura è quella che, all'inizio, deve tenervi occupati meno di tutto il resto) e cerchiamo di domandarci quale potrebbe essere il vostro stile di gioco.
 
 
Uno può essere brillante ed ardimentoso, allora prediligerà uno stile di gioco (da cui deriverà, un metodo per la scelta dell'impianto di apertura) tattico; oppure potrebbe sentirsi a proprio agio con stili cosiddetti solidi, con pochi punti deboli in cui privilegerà la strategia, più della tattica.

 
 
La Guerra di Carl Von Clausewitz
 
Carl Von Clausewitz è stato, nel 1832 grazie alla pubblicazione del suo citatissimo saggio "Della guerra", uno dei maggiori teorici sull'essenza della strategia. Secondo questo ufficiale prussiano, la guerra sarebbe la strategia perseguita con mezzi diversi dalla politica! Pensate a come la sua visione fosse di lungo periodo, guardasse cioè agli obiettivi finali, tanto da distinguere tra guerra reale e guerra assoluta. La guerra reale è quella, aberrante secondo me, dell'atto bellico che mira alla distruzione totale del nemico. Siccome tale obiettivo difficilmente potrà essere raggiunto, a meno di non ricorrere a teorie sulla soluzione finale di hitleriana memoria, ci si dovrà "accontentare" di una guerra che abbia obiettivi politici. Ed anche tali obiettivi dovranno essere commisurati ai risultati che si spera di ottenere. Sappiamo benissimo, per esempio, che dopo il primo conflitto mondiale le condizioni di pace imposte dall'Intesa vittoriosa, carichi di rovinose conseguenze per gli austro-tedeschi, avrebbero portato ad un ancor più rovinoso secondo conflitto mondiale! Se volete saperne di più su Von Clausewitz, ecco una fonte sintetica ed illuminante sul web.

 
 

Strategia e tattica negli Scacchi

 
Tornando agli scacchi: uno stile di gioco sarà tanto più strategico quanto più terrà a mente un obiettivo da perseguire mediante un piano di gioco. Questo dovrebbe ispirarvi spesso una selezione di mosse candidate fatte di lente manovre, acquisizione di determinati vantaggi posizionali (vedremo presto quali sono, e già ne ho dato un’idea in un precedente articolo di questo blog sul pensiero degli scacchisti); loro trasformazione in vantaggi decisivi in vista della vittoria finale (la resa dell'avversario o, più tipicamente, lo Scacco Matto). Gli strateghi prediligeranno una certa struttura di pedoni o vantaggi temporanei fatti di conquista di spazi ed avamposti, colonne e diagonali, mentre spesso non si troveranno a loro agio con strutture simmetriche, colonne d ed e aperte. Diversamente, uno stile tattico si adatterà di più a giocatori ardimentosi, che avranno una visione meno di lungo termine, meno concentrata sugli obiettivi e sul piano, viceversa più incentrata su combinazioni (mosse forzanti, motivi e temi cosiddetti "tattici"), che possano portare ai cosiddetti squilibri permanenti e, tra questi, un vantaggio di materiale (un pezzo in più, oppure avere ambedue gli Alfieri ancora in gioco quando l'avversario, a parità di pezzi, ne ha soltanto uno). Strutture pedonali che garantiscano linee aperte per il gioco veloce dei pezzi (inchiodature, scoperte etc.). Badate bene, non sto affermando che il giocatore dallo stile più brillante e tattico giochi senza aver presente un piano (in ultima analisi il piano è lo stesso per tutti i giocatori, e si concretizza nello Scacco Matto); solo che la sua focalizzazione/preparazione è maggiore su quelle manovre di breve periodo, che possono portare ad un vantaggio immediato in termini di materiale. Pensiamo anche alla seconda guerra mondiale: i tedeschi, che non avevano le stesse risorse industriali degli alleati e non potevano permettersi una guerra su due fronti, puntarono tutto su una vittoria rapida, il blitzkrieg. Il blitzkrieg è una tattica da usare sul campo di battaglia coordinando carri ed aerei, non una strategia. Gli alleati invece, capirono che il tempo era loro amico perché potevano mettere in campo più forze una volta mobilitati completamente, ed allora si accontentarono, all'inizio, di resistere sfruttando il tempo cronologico a loro favore (basti pensare al “generale inverno” che combatté a fianco dei russi). Non rinunciarono di certo ad imbastire operazioni ardimentose per infastidire il nemico, ma la loro vittoria fu conseguita grazie ad una superiorità strategica ed economica di lungo periodo, costringendo il nemico a combattere su terreni sfavorevoli, con meno forze (anche se qualitativamente superiori), ed impegnati su due fronti (una manovra a tenaglia che li stritolò). Infine, la vittoria fu una vittoria politica oltre che militare, cioè gli Alleati non vinsero, nel lungo periodo, radendo al suolo Berlino (anche se lo fecero). Per quanto possa suonare paradossale, se avessero imposto condizioni di pace durissime come a Versailles nel 1918, forse avrebbero ottenuto gli stessi risultati negativi, cioè quello di un popolo stremato, quello tedesco, da anni di guerra e privazioni, ma non domo e magari desideroso di rivincita (come accadde appunto con l seconda guerra mondiale). Invece, avvantaggiandosi delle condizioni con cui permisero poi agli sconfitti di ricostruire le città distrutte (Piano Marshall), gli USA poterono porre le basi per una supremazia economica e militare di lungo periodo che dura ancor oggi quasi incontrastata, e favorendo una pace che, per quanto discutibile e costellata di iniquità, alti e bassi, dura in Europa da più di settanta anni. Questa sì che è una vittoria strategica!
 
 
Detto questo allora, si capirà la seguente, famosa affermazione che la strategia negli Scacchi ti dice cosa fare quando non c'è da fare qualcosa (cioè quando occorre studiare o modificare un piano strategico), mentre la tattica ti dice cosa fare quando qualcosa da fare c’è!
 
 
Non dimentichiamo poi che la realtà, come sempre, è molto sfumata: di solito, ad esempio, la tattica consiste in una serie di mosse che concretizza un vantaggio strategico conseguito nelle mosse precedenti. Vale a dire che difficilmente troverò la mossa sognata da tanti scacchisti (uno scacco Matto brillante), in assenza di grosse sviste da parte dell'avversario, se prima non avrò costruito tale possibilità mediante un piano ben congegnato e portato avanti senza errori (o cambiandolo, quando serve).
 
Siete tattici o strateghi?
 
Insomma, tutti i giocatori sono sia strateghi che tattici, ma in proporzioni differenti, e questo porta a stili profondamente differenti. Bene, ed ora mi chiederete: dov'è il test da fare per capire che tipo di scacchista sono? Il test lo avete davanti per fortuna, non si tratta di fare crocette ma di giocare a scacchi, per capire quando vi trovate a vostro agio, quando vi annoiate. Solo così scoprirete chi siete e, retroagendo sulla vostra preparazione, potrete rivedere il vostro allenamento e il vostro repertorio di aperture. In linea generale comunque vorrei suggerirvi di conoscere voi stessi:
  • vi piace imparare sul campo mentre lo studio vi annoia? Vi piace circondarvi di avversari che vi dicono, quando vincete: “Wov, come hai fatto a vedere questa combinazione/matto?” Allora concentratevi da subito principalmente sulla visione tattica (ma non dimenticate la strategia e i finali, mi raccomando!).
  • viceversa: godete quando il vostro avversario sbuffa e suda perché non riesce a trovare una mossa che vi impensierisca, che non avete previsto, si alza dal tavolo nervosamente, si risiede sul bordo della sedia a voler dire: e adesso come mi tolgo d’impaccio?; . In altre parole, vi piace rosolarlo a fuoco lento? Aggiungete anche che magari vi ritenete persone riflessive, mature e sagge, e magari lo siete davvero; magari siete persino un po’ in là con l’età rispetto alla media dei vostri avversari. Allora è presto detto: la strategia è il vostro campo preferito, anche se vi toccherà non trascurare la tattica.



Nessun commento


Oggi: Aggiornato:06/03/2017
Torna ai contenuti | Torna al menu