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Impara gli scacchi

    
Perchè, dopo la tattica, è meglio dedicarsi ai finali.

Mentre ti eserciti con gli elementi della tattica, dovrai dedicarti anche ai principi strategici e posizionali più importanti ed infine, last but not least, cominciare a studiare i finali. Molti giocatori si dedicano con passione allo studio delle aperture, ma non sono il solo a ritenere che queste ore non siano un buon investimento. Uscire dalla fase di apertura con un minimo vantaggio, almeno fino ai 1800 Elo, non è determinante tanto quanto i punti persi per errori, impreparazione tattica o impreparazione nei finali. Indubbiamente lo studio delle aperture è affascinante mentre quello dei finali può essere noioso, ma non farti ingannare. Saper affrontare con ragionevole coraggio un finale permette di capire quando semplificare la posizione in un finale vinto per tribolare meno nel mediogioco, oppure quando ottenere la patta pur essendo in svantaggio di materiale. Inoltre, la tattica è importante anche nel finale.


Il mio approccio, dopo aver introdotto i cosiddetti principi di apertura, tende a privilegiare la conoscenza dei finali, compresi quelli cosiddetti elementari. I finali vanno preparati con cura: non potremmo mai arrivare ad una manovra corretta in finale senza averli studiati, mentre i principi di apertura sono pochi, semplici da ricordare. Possiamo permetterci il lusso di dedicarvi meno tempo, almeno finchè non aspiriamo al grado di Candidato Maestro.

Quali risultati dobbiamo attenderci dalla pratica scacchistica, e perchè non dobbiamo scoraggiarci mai...

Per tutto questo, come dicevo precedentemente, è necessario procedere per tentativi, non scoraggiandosi mai ma anzi trattando ogni errore ed ogni sconfitta come una possibilità di imparare qualcosa di nuovo su noi stessi e sul gioco. Inoltre, non ci si deve attendere un miglioramento costante o lineare, bensì un procedere per alti e bassi, con momenti in cui le nostre nuove conoscenze, non ancora consolidate, stentano a venire alla luce, pur essendo presenti a livello inconscio. Il gioco deve ancora fiorire, e lo farà con il tempo e la pratica costante, in momenti inattesi. L'importante è continuare ad appassionarsi e, soprattutto, divertirsi.


Momento imprescindibile dell'apprendimento è poi l'analisi delle partite, con i un approfondimento mirato dei punti di forza e di debolezza, dando la precedenza da quelli che si conoscono essere come i propri punti deboli.

Esempi di principi strategico/posizionali:

  • Come ci si comporta durante una partita ad arrocchi contrapposti?

  • Perchè è importante aprire ed occupare una colonna con le proprie torri, magari impedendo l'occupazione all'avversario?

  • Che cosa sono gli avanposti? Come si creano? Come si sfruttano?

  • Come reagire ad un'attacco su un'ala?

  • Come si sfrutta il vantaggio derivante dalla coppia degli Alfieri?

  • Quale strategia è suggerita dalla struttura pedonale?

  • Su quale vantaggio mirare? Di spazio, di tempo (sviluppo), di materiale, di controllo del centro?


Un giocatore in grado di impostare un piano di gioco è già un giocatore che ha superato le prime e più elementari fasi dell'apprendimento scacchistico. Egli è in grado di impostare combinazioni tattiche corrette mirando alla disposizione armoniosa dei pezzi ma non solo: ha capito ed interiorizzato che il materiale (essere in vantaggio di un pedone, ad esempio) non è tutto, ma può essere ben compensato da un vantaggio di spazio, o dalla posizione/attività dei propri pezzi.




  


(non mi serve a nulla aver mangiato un pezzo in più all'avversario, se sono finito in una trappola da matto e sto per perdere la partita).


Cosa deve fare

l'allenatore scacchistico

dopo aver richiamato l'attenzione allo studio dell'allievo? Poco, in fondo...


Il ruolo dell'allenatore, in questa fase, è sempre più sfumato: deve semplicemente aiutare il soggetto a lasciar emergere il giocatore che è in lui, rafforzandone la psicologia mediante consigli mirati, ma guardandosi bene dal sovrapporre la propria personalità a quella del giocatore stesso. Per questo, anche lo studio delle aperture dovrà essere mirato ad un repertorio che sia conforme allo stile del giocatore, non dell'allenatore!

Gli stili di gioco: per capire se stessi meglio partire dalla fine della partita.

Un giocatore d'attacco preferirà un'apertura/difesa che possa dar luogo ad una partita aperta, anche a costo di correre qualche rischio (perdere tempi o pezzi). Un difensivista preferirà piazzare bene prima i pezzi, attendere magari l'attacco dell'avversario (e possibilmente un suo errore), o speculare su un piccolo vantaggio, anche di un solo pedone, per semplificare e cercare di giungere ad un finale vincente. Nessun momento della partita va trascurato, ma è ovvio che un giocatore che, ad esempio, si senta buon conoscitore dei finali, sceglierà un repertorio o delle linee di apertura che gli consentano di giungere agevolmente al finale con un vantaggio che può sfruttare, matematicamente vincente. Per questo, richiamandosi alla scheda precedente, lo studio degli scacchi comincia dalla fine!

 Un altro principio che i giocatori esperti imparano a conoscere è che per cedere un vantaggio, occorre ottenerne un altro, e questo ricorda molto il noto principio della fisica termodinamica secondo cui: tutta la materia si trasforma (magari degradando in forme di energia meno nobili), nulla si distrugge.

Un giocatore può decidere, ad esempio:

  • Di cedere un pedone in apertura (cd.gambetto) per avere un vantaggio di sviluppo e tempo.

  • Di rinunciare alla coppia degli Alfieri cedendone uno in cambio di altro pezzo per avere un vantaggio di posizione o scombinare la struttura pedonale dell'avversario (Difesa Bogo Indiana, Attacco Trompowsky, variante Vinawer della difesa Francese, variante di cambio della partita Spagnola).

  • Di sacrificare un pezzo forte, magari una torre, per uno più debole, ottenendo però un attacco vincente o una situazione pedonale più favorevole (cd.sacrificio di qualità).

  • Di cedere, in apertura, il controllo del centro all'avversario, ma di collocare pericolosamente i propri Alfieri a controllare le diagonali (Difesa Moderna).


  Alcuni vantaggi possono essere immediati, altri più sfumati e di lungo periodo, ma ogni scelta espone anche a delle rinunce ed occorre solo essere consapevoli dei rischi corsi e di quello a cui si va incontro. Il vantaggio è qualcosa da non cedere senza ottenere nulla in cambio, cosa che in fisica, restando in metafora, potrebbe essere definita come...entropia!


Scacchi



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Oggi: Aggiornato:06/03/2017
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