Una lezione di Scacchetesi condotta da Paolo Coelho.

Foto di gruppo: i partecipanti Clericus Chess 2016

Ecco un esempio di come la Scacchetesi possa essere utilizzata anche per fare un divertente e saggio Storytelling. L’illustre scrittore che ci propone questo utilizzo degli Scacchi è nientemeno che… Paulo Coelho!

Disse il giovane all’abate del monastero: “Vorrei tanto essere un monaco, ma non ho imparato niente di importante nella vita. Tutto ciò che mio padre mi ha insegnato è giocare a scacchi, cosa che non serve per l’illuminazione”.

“Chi sa che questo monastero non abbia bisogno di svago”, fu la risposta.

L’abate, allora, chiese una scacchiera, convocò un monaco e gli disse di giocare con il ragazzo. Ma, prima che la partita cominciasse, aggiunse: “Anche se abbiamo bisogno di svago, non possiamo permettere che stiano tutti a giocare a scacchi. Dunque, terremo qui solo il migliore dei giocatori. Se il nostro monaco perderà, andrà via dal monastero e lascerà un posto libero per te”.

L’abate parlava seriamente. Il ragazzo sentì che era in gioco la sua vita e cominciò a sudare freddo. La scacchiera divenne il centro del mondo. Il monaco iniziò a perdere. Il ragazzo lo incalzò, ma poi notò lo sguardo di santità dell’altro: da quel momento cominciò a fare di proposito le mosse sbagliate. In fin dei conti, preferiva perdere, perché il monaco poteva essere più utile al mondo.

All’improvviso, l’abate rovesciò per terra la scacchiera. “Hai imparato molto di più di ciò che ti hanno insegnato – disse -. Ti sei concentrato abbastanza per vincere, sei stato capace di lottare per ciò che desideravi. Poi, hai avuto compassione, ed eri disposto a sacrificarti in nome di una causa nobile. Che tu sia il benvenuto nel monastero, perché sai equilibrare la disciplina con la misericordia”.

Scacchi e preghiera sono opposti?

Il timore che il gioco costituisse una perdita di tempo, era comune ai Padri della Chiesa, tanto che, nel , si arrivò alla scomunica del gioco, che durò ufficialmente fino al 1609. L’abate dimostra allora lo stesso timore di San Francesco di Salese che, pur perorando la causa del gioco, ebbe a scrivere nel suo “Introduzione alla vita devota” (1608):

«A scacchi bisogna solo guardarsi dall’eccedere, perché se vi si impegna troppo tempo non è più sollievo, ma occupazione; non si solleva né lo spirito né il corpo, ma anzi si stancano e si svigoriscono entrambi. Uno che abbia giocato per cinque o sei ore agli scacchi nel levarsi è totalmente spossato di spirito.»

Il contegno e l’attitudine del giocatore.

Non ci sono posizioni da allestire in Scacchiera dunque questa lezione può essere collocata tra quelle sulla strategia (di vita) che il nobil gioco sa insegnare. Lascia allora quello che resta della lezione a qualche aneddoto vissuto in torneo (persone che si comportano in maniera maleducata, giocatori scorretti), oppure a una partita libera.

Il racconto offre un formidabile spunto per quella che, nel manuale della Scacchetesi, è una riflessione portata avanti in più capitoli e, precisamente, …. L’apprendista Monaco non cade nel tranello dell’abate, dimostrando di poter aspirare al l’ospitalità nel monastero in virtù delle sue qualità, già dimostrate come giocatore di Scacchi:

  • Concentrazione
  • Tensione alla lotta per ciò che si desidera
  • Sacrificio per la nobile causa
  • Compassione e misericordia

Queste sono anche le qualità del Cristiano: se allo scacchista serve la concentrazione per vincere, come pensare che questa non serva anche per il fedele che prega? Prova anche a far giocare i tuoi allievi… osservando, almeno per un minuto, la regola del silenzio assoluto. La tensione alla lotta è presente nello Scacchista. Si vince facendo Scacco Matto che però è tensione continua verso la conoscenza del Padre (link a articolo su Santa Teresa d’Avila), che non ci abbandona mai. Inoltre, Egli è sempre presente in Scacchiera, anche una volta terminata la partita. Sul sacrificio, che può essere momentaneo, tattico, oppure strategico (quello di colui che decide di perdere una partita per il benessere altrui, come in questa storia, convinto di rafforzare altre qualità come la tolleranza, o la resistenza alle frustrazioni) ho scritto anche nel manuale di Scacchetesi al capitolo xxxxx. Infine, riguardo a compassione e misericordia ho scritto a proposito dei pezzi più umili della Scacchiera (sebbene umile possa essere anche la Donna nella ricerca dello Scacco Matto, proprio come nel brano di Santa Teresa d’Avila già citato art. più vecchio): i pedoni, depositari delle beatitudini.

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