I 5 libri che mi hanno fatto sognare

Si tratta di un esercizio assegnatomi al corso Holden-Classify il mese scorso, quello di elencare i miei romanzi preferiti. Ho deciso di cogliere l’occasione di una riflessione interessante sul mio percorso, che solo collateralmente riguarda gli Scacchi. Probabilmente, se venisse chiesto in fasi diverse della nostra vita, l’esercizio restituirebbe preferenze diverse.

Inoltre, tengo molto ad avviare un dialogo con i miei lettori, poiché questo non vuol essere esattamente un blog di Scacchi, ma uno spazio in cui intavolare un più ampio discorso di conoscenza reciproca.

Veniamo, allora, alla mia personalissima lista (nell’esercizio in classe,  venti persone si sono trovate d’accordo solo su alcuni classici di Hemingway e su Madame Bovary di Flaubert).

Duemilauno: Odissea nello spazio di Arthur C.Clarke.

L’immaginario dei viaggi nello spazio quando l’uomo aveva appena raggiunto la Luna e neppure conosceva bene i pianeti esterni del sistema solare: contagiò i miei sogni di bambino che vide il film di Kubrick e, poco dopo, lesse il romanzo (si tratta di due opere contemporanee). Il romanzo a tutt’oggi, risponde alla domanda “chi siamo” e “dove stiamo andando”, tracciando un percorso in cui il senso dell’esistenza della nostra specie proviene, secondo me, dall’incontro con l’Altro. Che l’altro sia un Dio, una umanità più evoluta, un’entità extra-terrestre o extra-dimensionale, un supercomputer del futuro-presente, o tutto questo assieme… è argomento su cui si potrebbe parlare all’infinito, e conferisce al romanzo un fascino immutato anche dopo successive riletture.

Il Deserto dei Tartari di Dino Buzzati

Letto e riletto in adolescenza e poi in giovinezza, dietro suggerimento di mia madre, rimasi affascinato dalla figura dell’eroe che raggiunge la maturità combattendo non il nemico o la natura ostile, ma la propria natura di essere caduco, i cui sogni sono ingannati dal trascorrere del tempo.Una certa vena nostalgica mi accompagna dalla giovinezza e risuona da sempre alle parole di Buzzati che, in maniera struggente, ha saputo descrivere l’istantanea quanto impercettibile perdita dell’ingenuità fanciullesca.

Il corpo di Stephen King

Trovo King un narratore abilissimo, anche quando non parla di horror. Questo racconto, tratto dalla raccolta “Stagioni diverse”, è ancora una narrazione di formazione. Stavolta, riguarda il mio passaggio alla maturità e descrive in maniera sublime quei sette ottavi di iceberg che si possono conoscere, ma non comunicare ad altri: mi riferisco all’episodio dell’avvistamento del cerbiatto che il protagonista, futuro scrittore, decide di non rivelare ai compagni di avventura. E ancora tanta, tanta nostalgia.

Il nome della Rosa di Umberto Eco

Un affresco storico inarrivabile, letto poco prima dell’esame di maturità; ebbi modo anche di discuterne con la commissione dimostrando in tal modo, la mia maturità (?). Il thriller, il mistero, l’atmosfera cupa da fine del mondo, una venatura horror. Esattamente gli elementi che utilizzo tuttora come valvola di sfogo, come catarsi.

Addio alle armi di Ernst Hemingway

Vogliamo metterlo un classico in questo elenco? Certo, il motivo è che la scrittura asciutta e minimalista di Hemingway presero la misura ad una vicenda tra le più terribili della storia, in cui di nulla si viveva, o meglio si sopravviveva. Parla di me come vorrei che parlasse il mio romanzo nel cassetto, identicamente ambientato, per il momento fermo a trenta cartelle, da un anno. Parla di me perché l’esperienza narrata, in una Milano cupa e triste come quella che ricordo del periodo più felice della mia vita (primo lavoro, prima casa in affitto, la speranza, l’amore), racconta perfettamente la mia angoscia quotidiana. E dire che non ho partecipato a nessuna guerra…

E tu? Quale personalissima lista di lettura vorresti suggerire agli altri? Un invito a condividere in questo blog, nello spazio sottostante, i vostri sogni, più che le letture…

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