Scacchetesi: il Sabato Santo e l’Arrocco.

Suossidio di preghiera: Via Crucis in compagnia dei giovani di fra Luca Fallica, Comunità di Dumenza

Caro lettore, Buon Sabato Santo, innanzitutto! Quante volte, negli Scacchi, si cerca di stabilire una norma di comportamento ottimale per poi dover constatare che gli accorgimenti generici non sempre risultano utili? Te ne spiego subito uno.

Tra le regole dello sviluppo, ad esempio, c’è quella di eseguire l’arrocco il più presto possibile, perché questo mette al sicuro il Re. Seguono quindi esempi in cui la parte che ha lasciato il Re al centro viene sconfitta. Nella Scacchetesi sono le eccezioni a contare: l’insegnante deve evidenziare ogni volta che può che certezze non esistono nella conduzione del gioco. Ad esempio, il capitolo 9 della Scacchetesi, dedicato all’Arrocco, si preoccupa di evidenziare come questa mossa straordinaria, ideata per mettere il Re al sicuro dietro una cintura di pedoni, se fatta al momento sbagliato o nel lato sbagliato della scacchiera, possa portare alla morte prematura del Re, cioè ad un attacco diretto ed allo Scacco Matto. Infatti l’Arrocco è pure mossa offensiva, e non sempre mette al sicuro il Re…

La Scacchetesi sull’Arrocco.

Le certezze umane sono sgretolate: Gesù, è morto. Chi credeva in un Dio desideroso di salvarsi a tutti i costi, senza aver compiuto la propria missione, che ne rende necessaria anche la morte, deve ricredersi. Chi è disposto a modificare la propria concezione sulla natura della missione salvifica di Dio, come il Centurione, o il “Buon Ladrone”, risorgerà a vita nuova. Non c’è nulla di peggio che vedere il proprio Maestro rinchiuso in uno spazio angusto come quello di una sepoltura che ne suggella il compimento della vita. Allo stesso modo l’Arrocco negli Scacchi: una pietra, la Torre, “rotola” e rinchiude il Re in uno spazio claustrofobico, al sicuro dietro i propri pedoni. In ambedue i casi devi domandarti: è la fine? È proprio così? Leggi il capitolo 15 di Marco. È il giorno giusto.

Venuta ormai la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro. Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto.

Ancora uno spiazzamento ti attende nel capitolo 16 di Marco: ad attendere Maria di Màgdala e le altre non c’è una pietra pesante da sollevare: questa è stata divelta. Un individuo (Angelo?) testimonia che Gesù “è risorto, non è qui”. L’importante allora, è mettersi in viaggio per cercarlo altrove. Come scrive Fra Luca Fallica della Comunità Monastica di Dumenza, tra i recensori della Scacchetesi, nel suo recente volumetto “Via Crucis in compagnia dei giovani”, EDB, Bologna, pag.62, preme che non ci mettiamo a cercarlo proprio dove non è, cioè nella tomba, “invischiati (arroccati, n.d.a.) nelle nostre incertezze, esitanti ad assumere scelte coraggiose.” Giacché “il Risorto ci chiama ad uscire da luoghi di morte per incamminarci sulle vie della vita”.

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: «Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto». Esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite.

Scacchetesi: fine lezione

Ora sperimentiamo con gli esempi sull’arrocco, soprattutto con i pattern, suggeriti nel volume sulla Scacchetesi e nei libri in mostrano come confidare nell’Arrocco ciecamente possa portare a spiacevoli errori di valutazione. In generale, negli Scacchi, il miglioramento deriva dall’apertura mentale che ci spinge ad accogliere le novità, sperimentarle, seguendo con umiltà l’esempio di chi, a buona ragione, mostra che non esiste un modo solo di giocare, così come non esiste un solo Carisma. Una volta scoperto il nostro, comunque, su quello dobbiamo investire. Questa persona sarà un maestro anzi, il nostro Maestro.

Approfitto ovviamente di questo spazio di Sabato Santo per augurare a tutti una Buona Pasqua che, con il silenzio di oggi, possa illuminare la nostra esistenza. Ti ringrazio di Cuore per l’attenzione.

P.S. chi desidera continuare a seguire questo blog, o suggerirmi miglioramenti, è il benvenuto. Puoiinserire qua la tua e-mail. Ne farò un uso buono ed accorto.😇

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